Quando le parole non bastano più
Ci sono momenti in cui scrivere non aiuta. Momenti in cui le parole diventano troppo piccole, quasi fuori luogo. Quello che è accaduto in Iran a metà gennaio non entra nei titoli, non si lascia spiegare da analisi o commenti. Quando la violenza supera i limiti del linguaggio, le frasi crollano. E allora il silenzio diventa una scelta etica. Questo silenzio non nasce dalla paura. Non è indifferenza. E non è dimenticanza. È lutto. Le persone sono in lutto. Per chi non c’è più, ma anche per qualcosa di più profondo: la sicurezza, la normalità, la possibilità stessa di raccontare la vita con parole comuni. In giorni come questi, parlare di ambiente, di futuro o di speranza sembra inutile. Il dolore occupa tutto lo spazio. Non lascia margine per il discorso. Questa pausa non è una rinuncia. È il riconoscimento di un peso troppo grande. È il rifiuto di trasformare ferite ancora aperte in contenuti. Per ora, questo spazio resta in silenzio. Non perché manchino le parole, ma perch...