Quando le parole non bastano più
Ci sono momenti in cui scrivere non aiuta.
Momenti in cui le parole diventano troppo piccole,
quasi fuori luogo.
Quello che è accaduto in Iran a metà gennaio
non entra nei titoli,
non si lascia spiegare da analisi o commenti.
Quando la violenza supera i limiti del linguaggio,
le frasi crollano.
E allora il silenzio diventa una scelta etica.
Questo silenzio non nasce dalla paura.
Non è indifferenza.
E non è dimenticanza.
È lutto.
Le persone sono in lutto.
Per chi non c’è più,
ma anche per qualcosa di più profondo:
la sicurezza,
la normalità,
la possibilità stessa di raccontare la vita con parole comuni.
In giorni come questi, parlare di ambiente, di futuro o di speranza
sembra inutile.
Il dolore occupa tutto lo spazio.
Non lascia margine per il discorso.
Questa pausa non è una rinuncia.
È il riconoscimento di un peso troppo grande.
È il rifiuto di trasformare ferite ancora aperte in contenuti.
Per ora, questo spazio resta in silenzio.
Non perché manchino le parole,
ma perché alcune realtà sono troppo pesanti per essere dette.
A volte, il silenzio è la testimonianza più sincera.
🌍 Giornalista
L’ambiente è una questione di vita…
✴️ Quando manca il pane, nessun albero fa ombra.
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